E-STATE leggendo

A cura di Veronica Sacco

Attraverso questa rubrica potrete imparare vocaboli nuovi e curiosità sull’Italia con facilità. Durante l’estate è importante continuare ad imparare settimana per settimana così da rimanere in allenamento con la lingua italiana.

Ogni settimana proponiamo brevi testi e semplici domande per la comprensione del testo, un ottimo metodo per migliorare la comprensione dell’italiano. 
 
  
5. Un racconto di Italo Calvino
 
 
 
Chi è Italo Calvino? 
 
Proponiamo un altro racconto del celebre Italo Calvino. Aggiungiamo qualche informazione su di lui: famoso scrittore italiano, è curiosa sapere che è nato a Cuba nel 1923. Viene in Italia nel 1925.
Di Cuba Calvino non ha nessun ricordo come lui afferma nella sua biografia scritta per il volume Ritratti su misura [9]: "Della mia nascita d'oltremare conservo solo un complicato dato anagrafico (che nelle brevi note bio-bibliografiche sostituisco con quello più "vero": nato a Sanremo)”.

Perché è importante leggere Italo Calvino?

Il racconto di seguito è tratto da una raccolta di racconti che ha come protagonisti animali, persone e luoghi naturali.


II piccione comunale 

Gli itinerari che gli uccelli seguono migrando, verso sud o verso nord, d'autunno o a primavera, traversano di rado la città. Gli stormi tagliano il ciclo alti sopra le striate groppe dei campi e lungo il margine dei boschi, ed ora sembrano seguire la ricurva linea di un fiume o il solco d'una valle, ora le vie invisibili del vento. Ma girano al largo, appena le catene di tetti d'una città gli si parano davanti.
Pure, una volta, un volo di beccacce autunnali apparve nella fetta di ciclo d'una via. E se ne accorse solo Marcovaldo, che camminava sempre a naso in aria. Era su un triciclo a furgoncino, e vedendo gli uccelli pedalò più forte, come andasse al loro inseguimento, preso da una fantasticheria di cacciatore, sebbene non avesse mai imbracciato altro fucile che quello del soldato.

E così andando, con gli occhi agli uccelli che volavano, si trovò in mezzo a un crocevia, col semaforo rosso, tra le macchine, e fu a un pelo dall'essere investito. Mentre un vigile con la faccia paonazza gli prendeva nome e indirizzo sul taccuino, Marcovaldo cercò ancora con lo sguardo quelle ali nel ciclo, ma erano scomparse.
In ditta, la multa gli suscitò aspri rimproveri. – Manco i semafori capisci? – gli gridò il caporeparto signor Viligelmo. – Ma che cosa guardavi, testa vuota? – Uno stormo di beccacce, guardavo... – disse lui. – Cosa? – e al signor Viligelmo, che era un vecchio cacciatore, scintillarono gli occhi.
E Marcovaldo raccontò. – Sabato prendo cane e fucile! – disse il caporeparto, tutto arzillo, dimentico ormai della sfuriata. –E cominciato il passo, su in collina.
Quello era certo uno stormo spaventato dai cacciatori lassù, che ha piegato sulla città... Per tutto quel giorno il cervello di Marcovaldo macinò, macinò come un mulino.
«Se sabato, ci sarà pieno di cacciatori in collina, chissà quante beccacce caleranno in città; e se io ci so fare, domenica mangerò beccaccia arrosto». Il casamento dove abitava Marcovaldo aveva il tetto fatto a terrazzo, coi fili di ferro per stendere la roba ad asciugare.
Marcovaldo ci salì con tre dei suoi figli, con un bidone di vischio, un pennello e un sacco di granone. Mentre i bambini spargevano chicchi di grano dappertutto, lui spennellava di vischio i parapetti, i fili di ferro, le cornici dei comignoli. Ce ne mise tanto che per poco Filippetto, giocando, non ci restò lui appiccicato. Quella notte Marcovaldo sognò il tetto cosparso di beccacce invischiate sussultanti.
Sua moglie Domitilla, più vorace e pigra, sognò anatre già arrosto posate sui comignoli. La figlia Isolina, romantica, sognava colibrì da adornarsene il cappello. Michelinò sognò di trovarci una cicogna. Il giorno dopo, a ogni ora, uno dei bambini andava d'ispezione sul tetto: faceva appena capolino dal lucernario, perché, nel caso stessero per posarsi, non si spaventassero, poi tornava giù a dare le notizie. 
Le notizie non erano mai buone.
Finché, verso mezzogiorno, Pietruccio tornò gridando: – Ci sono! Papa! Vieni!
Marcovaldo andò su con un sacco. Impegolato nel vischio c'era un povero piccione, uno di quei grigi colombi cittadini, abituati alla folla e al frastuono delle piazze. Svolazzando intorno, altri piccioni lo contemplavano tristemente, mentre cercava di aprire le ali nonostante la poltiglia su cui s'era malaccortamente posato. La famiglia di Marcovaldo stava spolpando le ossa di quel magro e tiglioso piccione fatto arrosto, quando sentirono bussare.
Era la cameriera della padrona di casa: – La signora la vuole! Venga subito!
Marcovaldo andò all'appartamento della signora, al piano nobile. Appena entrato nel salotto vide che c'era già un visitatore: la guardia dalla faccia paonazza.
– Venga avanti, Marcovaldo, – disse la signora. –Mi avvertono che sul nostro terrazzo c'è qualcuno che dà la caccia ai colombi del Comune. Ne sa niente, lei?
Marcovaldo si sentì gelare. – Signora! Signora! – gridò in quel momento una voce di donna. – Che c'è, Guendalina? Entrò la lavandaia.
– Sono andata a stendere in terrazzo, e m'è rimasta tutta la biancheria appiccicata. Ho tirato per staccarla, ma si strappa! Tutta roba rovinata! Cosa mai sarà? Marcovaldo si passava una mano sullo stomaco come se non riuscisse a digerire.

Impariamo nuove parole:

itinerario: percorso, strada
 

 
triciclo: bicicletta per bambini con tre ruote
 

crocevia: incrocio di strade
 
 
 
furgoncino: camion di piccole dimensioni
 
 
 
chicchi: semi (es. chicchi di caffè)
 

poltiglia: impasto di vari ingredienti, miscuglio
 
 
paonazzo: viso che diviene rosso per il freddo
 

 

Impariamo nuovi modi di dire:

testa vuota: sentirsi confusi, distratti 


 
 
sentirsi gelare: avere paura
 
 
 
Comprensione del testo:
 
1- Chi sono i protagonisti?
2- Dove è ambientato la storia?
3- In che giorni della settimana si svolge la caccia?
4- Che itinerario fanno gli uccelli?
 
 
 
 
4. Un racconto di Stefano Benni
 

Chi è Stefano Benni?
 
Stefano Benni (Bologna, 12 agosto 1947) è uno scrittore, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta.
Benni è autore di vari romanzi e antologie di racconti di successo, tra i quali Bar Sport, Elianto, Terra!, La compagnia dei celestini, Baol, Comici spaventati guerrieri, Saltatempo, Margherita Dolcevita, Spiriti, Il bar sotto il mare e Pane e tempesta.
I suoi libri sono stati tradotti in più di 30 lingue.

Perché è importante leggere Stefano Benni?
 
Stefano Benni scrive fiabe per adulti. Lo stile, infatti, è quello dei racconti epici e fiabeschi, ambientati per la maggior parte in paesaggi inventati al confine tra foreste, boschi e città immaginarie. L’amore per la natura e l’ambientalismo sono, infatti, i temi preferiti dall’autore. Lo stile di scrittura è sempre fantasioso e originale.

Proponiamo un racconto dal libro “la grammatica di dio”. Nel libro ci sono 25 storie, quasi tutte di pura fantasia.
 

BOOMERANG


Improvvisamente, un giorno, il signor Remo iniziava a odiare il suo cane. Non era un uomo cattivo. Ma qualcosa si era rotto dentro di lui quando era rimasto vedovo. Aveva perso la moglie e gli era restato il cane grasso e nero, con orecchie da pipistrello. Si chiamava Bum, ovvero Boomerang, perché riportava indietro qualsiasi cosa gli tirassero, con prontezza e perseveranza.

Un tempo il signor Remo e Bum avevano fatto lunghe passeggiate insieme e parlato del mondo umano e del mondo dei cani, di Cartesio e Rin Tin Tin. C'era grande intesa tra loro. Ma ora non si parlavano più. Il signore stava seduto in poltrona guardando il vuoto e Bum si accucciava ai suoi piedi, guardandolo con smisurato affetto.

Era quello sguardo di assoluta dedizione e totale fiducia che il signor Remo soprattutto detestava. Il mondo era perdita, solitudine e dolore.

Il padrone iniziò a non dar più da mangiare al cane. Lo lasciava anche due giorni senza cibo. Ma Bum continuava a seguirlo amorosamente.

Quando il signor Remo si sedeva a tavola per il suo pasto, il cane non chiedeva nulla, né si avvicinava. Guardava con curiosità, e negli occhi aveva scritto: se tu mangi, ebbene anche io mi sazio. E più il padrone mangiava, ostentatamente e rumorosamente, più dolce era lo sguardo di Boomerang.

E quando finalmente il cane veniva sfamato, non correva frenetico alla ciotola, no... scodinzolava e riconoscente come per dire: avrai le tue buone ragioni se mi hai fatto digiunare, ti ringrazio oggi che ti sei ricordato.

Il padrone si ammalò con la febbre alta. Nella notte, quasi nel delirio, il signor Remo si destava e vedeva gli occhi spalancati e amorevoli del cane, e le lunghe orecchie dritte, come antenne. E sembrava dire: ti proteggo dalla morte.

Il padrone non portava fuori il cane per quattro giorni. Bum apriva con la zampa la porta del terrazzo.

Il padrone guariva con il passare dei giorni e senza una ragione, tirò un calcio al cane. Bum si nascose sotto il letto.

Il padrone - Bum, devo abbandonarti. Mi dispiace. Non riesco più a occuparmi di te. Anzi, ma questo tu non lo puoi capire, ti detesto. Il cane lo guardò con infinito affetto e dedizione.

Perché non lo portava a un canile o a qualche conoscente? Per pigrizia, anzitutto. Ma anche perché ricordava una frase della moglie. Gli aveva detto: Remo, se io muoio, mi raccomando, non lasciare solo il nostro Bum. Allora Remo si era arrabbiato per quella frase: come si poteva dubitare di questo? E invece, povera Dora, lei conosceva bene la cattiveria dentro al cuore del marito. Lei lo aveva abbandonato. E abbandonando il cane, ora lui si prendeva una folle rivincita sul destino. Così il signor Remo prese la macchina e portò Boomerang fuori città, in un grande prato dove spesso giocavano insieme.



Impariamo parole nuove:

delirio: perdita del controllo 


terrazzo: spazio aperto di un appartamento (simile al balcone, ma generalmente più grande) 


prontezza: rapidità, velocità 


impariamo verbi nuovi:

ammalò: dal verbo “ammalare, ammalarsi”, significa stare male


sfamato: participio dal verbo “sfamare”, significa dare da mangiare a qualcuno che ha molta fame

 

sazio: dal verbo “saziare”, significa essere soddisfatti e pieni dopo aver mangiato

 

accucciava: dal verbo “accucciare”, riposarsi vicino alla cuccia



Nuovo avverbio:

amorosamente: con amore

Comprensione del testo:

1- Chi sono i protagonisti?

2- Chi si ammala nella storia?

3- Di cosa parlavano Boom e Remo?

4- Perché Remo non porta Boom al canile?

5- Per quanto tempo Remo non porta Boom fuori? 



 
 
 
3. Un racconto di Edmondo De Amicis…
 
Chi è Edmondo De Amicis?
 
Edmondo Mario Alberto De Amicis (1846-1908) è stato uno scrittore, giornalista e militare italiano. È conosciuto per essere l'autore di Cuore, uno dei libri più popolari della letteratura mondiale per ragazzi.

Cos’è il libro cuore?
E’ la storia di un anno scolastico di un alunno di terza di una scuola d'Italia. Egli notava man mano in un quaderno quello che aveva visto, sentito, pensato, nella scuola e fuori.
 





Fonte:
QUI

nuove parole:
capelli arruffati: significa avere i capelli spettinati
 


ronzio: Suono sordo, vibrante o insistente, caratteristico di alcuni insetti
 


pian terreno: piano zero di un edificio 
 



nuovi verbi:
consolare: confortare una persona
 


guardare fisso: guardare con insistenza
 



comprensione del testo:
1 - Com’è il maestro? Alto o basso? Di che colore ha i capelli?
2 - Quanti mesi dura l’anno di scuola?
3 - Come si chiama il protagonista?
4 - Quanti mesi durano le vacanze?
5 - Il protagonista dove è andato in vacanza?


 
 
2. Un racconto di Carlo Collodi…
 
Chi è Carlo Collodi?
 

Carlo Collodi nasce a Firenze nel 1826 con il nome di Carlo Lorenzini: Collodi non è altro che il nome del paese di cui era originaria la madre (all’epoca il paese Collodi era in provincia di Lucca, a partire dal 1927 è in provincia di Pistoia). È stato uno scrittore e giornalista italiano. È divenuto celebre come autore del romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, più noto come Pinocchio. Il romanzo ha venduto più di 80 milioni di copie nel mondo, il che rende Collodi l'autore italiano più letto all'estero.
Il brano che presentiamo è un frammento dei tanti racconti di Collodi. Leggere Collodi ci dà l’opportunità di comprendere meglio la letteratura italiana dell’800.
 
Impariamo nuovi aggettivi:
 
Pettegola: Uccello di palude con becco rosso, lunghe zampe arancioni, livrea grigio-cenerina sul dorso, bianca sul ventre. Riferito ad una persona diviene aggettivo:  persona che ha l’abitudine di fare e scambiare chiacchiere sul conto degli altri.
 
 
Sgarbato:  scortese e ineducato
Superbo: convinto della propria superiorità (reale o presunta) sugli altri, e quindi abituato a trattare con arroganza e disprezzo

Impariamo nuovi nomi:
 
Babbo: papà, viene utilizzato in genere nella zona di Firenze, Toscana
Figliuola: figlia, viene utilizzato in genere nella zona di Firenze, Toscana


Impariamo nuovi verbi:
 
brontolò: dal verbo brontolare, significa lamentarsi a voce bassa.
 

 
 

essere gonfi di superbia: sentirsi estremamente superbi e presuntuosi
sputare perle e brillanti: ci si riferisce alla morale del racconto, ovvero che gli smeraldi, le perle, ed i diamanti abbagliano gli occhi col vivo splendore; Ma le dolci parole e i dolci pianti hanno spesso più forza e più valore


Comprensione del testo
1-    Chi sono i protagonisti?
2-    Quante volte al giorno la ragazza deve recarsi alla fonte?
3-    Il discorso diretto tra quali personaggi si svolge?
4-    Che dono dà la fata alla ragazza?
5-    Da che cosa di traveste la fata?


 
Il racconto di Carlo Collodi: Le fate
 



 
 

Fonte: QUI.
 
 
 
 
1. Un racconto di Italo Calvino…

Il testo scelto è un racconto di Italo Calvino. Si è scelto questo testo perché la narrativa risulta molto scorrevole e semplice, nonostante sia un racconto della letteratura italiana rilevante. Mentre si legge la storia, si consiglia di fare attenzione alla descrizione delle emozioni di Elide, infatti Calvino ci aiuta a capire il racconto attraverso le sensazioni che vivono i personaggi.

Chi è Italo Calvino? 

Italo Calvino è stato uno tra i maggiori scrittori del secondo Novecento. Di certo fu il più famoso: conosciuto e tradotto in tutto il mondo. La sua opera spazia dai romanzi e i racconti in cui racconta la guerra e la Resistenza. Autore principalmente di racconti e romanzi, Italo Calvino si interessò però anche al mondo del teatro, del cinema, della musica, del fumetto e dell’arte.


Nel testo possiamo notare verbi, nomi e modi di dire inerenti al sonno:

viso affondato nel cuscino: sottolinea la stanchezza, la persona è così tanto assonnata che affonda il viso nel cuscino. 

vestaglia: veste con cintura utilizzata in casa 
 

impacciato: è una persona che è poco fluida nei movimenti, dato anche a causa della stanchezza o per essersi appena svegliato. Ad esempio, quando si fa cadere la colazione a terra perché siamo assonnati e distratti, in quel caso siamo “impacciati” a causa del sonno. Impacciato è anche una persona timida o imbarazzata. 
 

Si corica: coricare; semplicemente significa “distendersi” o “andare a dormire”

rifà il letto:
rifare il letto; il verbo “rifare” si utilizza per indicare quando si sistema il letto la mattina appena alzati. 
 


Alzandosi di colpo: Alzarsi di colpo; si utilizza quando ci si sveglia all’improvviso e ci si alza subito dal letto senza temporeggiare.

Il testo:
preso dal sito Learn Italian Online (learn-italian-online.net), sito utile per consultare materiale per migliorare l’italiano.

 
 


 

 
 
 
Domande per la comprensione del testo

1- Quanti sono i personaggi nel racconto?

2- Chi è il protagonista?

3- Dove è ambientato il racconto?

4- Che lavoro svolge Arturo?

5- A che ora Arturo ha l’intervallo?